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Endoclamp: una nuova tecnica mininvasiva per i re-interventi alla valvola mitrale

Endoclamp: una nuova tecnica mininvasiva per i re-interventi alla valvola mitrale
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L’equipe di Cardiochirurgia di Ospedale Santa Maria – sotto la guida del Professor Domenico Paparella - ha introdotto una nuova tecnica mininvasiva per i re interventi sulla valvola mitrale con l’utilizzo del dispositivo Endoclamp. Si tratta di un catetere impiegato nelle occlusioni della aorta, indispensabile per l’esecuzione di re interventi sulla valvola mitrale, o per altre patologie intracardiache nei pazienti che hanno già subito precedenti interventi cardiochirurgici.
 
Professor Paparella come si esegue l’intervento con il sistema Endoclamp?
L’intervento esclude l’apertura del torace per raggiungere le valvole del cuore. Al contrario attraverso la arteria femorale viene inserito il dispositivo e posizionato con guida ecografica in aorta ascendente. Alla estremità del dispositivo c’è un palloncino che viene gonfiato quando il paziente è in circolazione extracorporea per occludere temporaneamente l’aorta, fermare il cuore e consentire l’apertura delle cavità cardiache. 

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Quando si usa e per quali patologie?
Si ricorre a questa tecnica di chirurgia mininvasiva in interventi molto complessi sia di sostituzione che di riparazione valvolare, consequenziali a patologie come insufficienza, stenosi o tumori cardiaci benigni, in pazienti che hanno già affrontato precedenti operazioni al cuore. In questi casi infatti i pazienti presentano cicatrici nel torace che impediscono uno scollamento naturale dei tessuti. Normalmente si fanno lunghi interventi rischiosi per riaprire tessuti precedentemente danneggiati dalla chirurgia invasiva. Con questa procedura invece l’intervento è molto più breve e con minori traumi post operatori.

Cosa si intende per “re – interventi”?
Sono nuovi interventi in particolare destinati al trattamento delle patologie valvolari, in pazienti operati in precedenza e  per i quali la chirurgia mininvasiva viene ritenuta più adatta rispetto ad una procedura di chirurgia tradizionale. Con gli approcci infatti che escludono l’incisione del torace e quindi l’apertura dello sterno, aumenta la possibilità di ridurre le complicanze post operatorie e di ottenere migliori risultati.
 
L'ultimo caso ha riguardato un uomo affetto da insufficienza mitralica severa non riparabile.
Abbiamo trattato con il nuovo sistema un paziente – un uomo di 58 anni - affetto da una cardiopatia congenita, una malformazione al canale atrioventricolare, che aveva subito una operazione al cuore in età adolescenziale. Negli anni l’uomo aveva sviluppato una insufficienza mitralica severa, non riparabile. Abbiamo sostituito la valvola con una protesi, senza incidere lo sterno ma con un catetere inserito dal femore e praticando una piccola incisione intercostale.

Quali sono i vantaggi dei pazienti?
Mediante l’approccio mininvasivo si può ridurre al minimo il rischio di incidenti chirurgici e sanguinamenti o infiammazioni. Questo vuol dire che i pazienti possono tornare più facilmente alla vita di tutti i giorni, riducendo i tempi di degenza e anche migliorando l’impatto estetico.