Endoclamp: una nuova tecnica mininvasiva per i re-intervent...

L’equipe di Cardiochirurgia di Ospedale Santa Maria – sotto la guida del Professor Domenico Paparella - ha introdotto una nuova tecnica mininvasiva per i re interventi sulla valvola mitrale con l’utilizzo del dispositivo Endoclamp. Si tratta di un catetere impiegato nelle occlusioni della aorta, indispensabile per l’esecuzione di re interventi sulla valvola mitrale, o...
L’equipe di Cardiochirurgia di Ospedale Santa Maria – sotto la guida del Professor Domenico Paparella - ha introdotto una nuova tecnica mininvasiva per i re interventi sulla valvola mitrale con l’utilizzo del dispositivo Endoclamp. Si tratta di un catetere impiegato nelle occlusioni della aorta, indispensabile per l’esecuzione di re interventi sulla valvola mitrale, o per altre patologie intracardiache nei pazienti che hanno già subito precedenti interventi cardiochirurgici.
 
Professor Paparella come si esegue l’intervento con il sistema Endoclamp?
L’intervento esclude l’apertura del torace per raggiungere le valvole del cuore. Al contrario attraverso la arteria femorale viene inserito il dispositivo e posizionato con guida ecografica in aorta ascendente. Alla estremità del dispositivo c’è un palloncino che viene gonfiato quando il paziente è in circolazione extracorporea per occludere temporaneamente l’aorta, fermare il cuore e consentire l’apertura delle cavità cardiache. 

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Quando si usa e per quali patologie?
Si ricorre a questa tecnica di chirurgia mininvasiva in interventi molto complessi sia di sostituzione che di riparazione valvolare, consequenziali a patologie come insufficienza, stenosi o tumori cardiaci benigni, in pazienti che hanno già affrontato precedenti operazioni al cuore. In questi casi infatti i pazienti presentano cicatrici nel torace che impediscono uno scollamento naturale dei tessuti. Normalmente si fanno lunghi interventi rischiosi per riaprire tessuti precedentemente danneggiati dalla chirurgia invasiva. Con questa procedura invece l’intervento è molto più breve e con minori traumi post operatori.

Cosa si intende per “re – interventi”?
Sono nuovi interventi in particolare destinati al trattamento delle patologie valvolari, in pazienti operati in precedenza e  per i quali la chirurgia mininvasiva viene ritenuta più adatta rispetto ad una procedura di chirurgia tradizionale. Con gli approcci infatti che escludono l’incisione del torace e quindi l’apertura dello sterno, aumenta la possibilità di ridurre le complicanze post operatorie e di ottenere migliori risultati.
 
L'ultimo caso ha riguardato un uomo affetto da insufficienza mitralica severa non riparabile.
Abbiamo trattato con il nuovo sistema un paziente – un uomo di 58 anni - affetto da una cardiopatia congenita, una malformazione al canale atrioventricolare, che aveva subito una operazione al cuore in età adolescenziale. Negli anni l’uomo aveva sviluppato una insufficienza mitralica severa, non riparabile. Abbiamo sostituito la valvola con una protesi, senza incidere lo sterno ma con un catetere inserito dal femore e praticando una piccola incisione intercostale.

Quali sono i vantaggi dei pazienti?
Mediante l’approccio mininvasivo si può ridurre al minimo il rischio di incidenti chirurgici e sanguinamenti o infiammazioni. Questo vuol dire che i pazienti possono tornare più facilmente alla vita di tutti i giorni, riducendo i tempi di degenza e anche migliorando l’impatto estetico.


 
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Sostituire la valvola aortica senza fermare il cuore con la...

La sostituzione della valvola aortica si può effettuare, se il metodo chirurgico tradizionale è sconsigliato, con tecniche mininasive definite TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation). Le TAVI sono procedure cardiochirurgiche grazie alle quali è possibile applicare protesi cardiache in sostituzione delle valvole aortiche compromesse dalla malattia stenotica (restringimento) senza dover...

La sostituzione della valvola aortica si può effettuare, se il metodo chirurgico tradizionale è sconsigliato, con tecniche mininasive definite TAVI (Transcatheter Aortic Valve Implantation). Le TAVI sono procedure cardiochirurgiche grazie alle quali è possibile applicare protesi cardiache in sostituzione delle valvole aortiche compromesse dalla malattia stenotica (restringimento) senza dover fermare l’attività del cuore; specie in situazioni di delicata salute cardiovascolare, patologie aggiuntive, età avanzata che precludono l’approccio classico.

L’ intervento, in base alle condizioni del paziente e alle indicazioni del chirurgo, può avvenire secondo due modalità di accesso differenti: tramite una incisione ridotta del torace di 4-5 centimetri a livello dello spazio intercostale (TAVI Transapicale) o attraverso l’introduzione di cateteri, utili al rilascio della protesi biologica, inseriti direttamente dall’arteria femorale (TAVI Transfemorale).



 
TAVI TRANSFEMORALE

3_TAVI_transfemorale_rgb.jpgLa metodica prevede un’anestesia locale ed è suddivisa in due fasi: valvuloplastica - per aprire la valvola aortica nativa e predisporre il posizionamento della protesi - e impianto della protesi valvolare. Il cardiochirurgo si avvale di una serie di cateteri che, introdotti dall’arteria periferica femorale, vengono portati in posizione sotto continuo monitoraggio ecografico.
 
I cateteri sono costituiti da un palloncino - che una volta gonfiato a pressione sblocca il restringimento della valvola aortica ammalata -  e un altro dispositivo per il rilascio della nuova valvola. Rimosso il palloncino impiegato per la riapertura valvolare, il secondo sistema raggiunge la valvola aortica stenotica. Una volta individuato il punto corretto d’impianto avviene la distensione dello stent metallico all’interno del quale si trovano le cuspidi della protesi biologica. Lo stent mantiene in sede la bioprotesi che inizia a funzionare come una valvola aortica naturale. 


 
 
TAVI TRANSAPICALE
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Tale procedura si esegue in anestesia generale. L’impianto della protesi valvolare prevede una piccola incisione toracica (minitoracotomia sinistra), utile ad esporre la punta del ventricolo sinistro. Attraverso l’apice cardiaco vengono inseriti tutti i cateteri e le guide necessarie per ottenere in prima battuta la valvuloplastica – come nella metodica trans femorale – e successivamente l’innesto vero e proprio della protesi.

Lo schema dell’intervento ricalca esattamente le singole fasi della TAVI percutanea. Il risultato finale è dato dal posizionamento e dalla distensione dello stent metallico al cui interno si trovano i lembi della nuova valvola che va a sostituirsi a quella ormai deteriorata e non più idonea. 













 
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La chirurgia mininvasiva della valvola mitrale con tecnica ...

La valvola mitrale ha lembi come paracaduti sorretti da corde che la tengono in posizione. Quando la valvola si ammala, per cause di origine degenerativa o ischemica, le sue corde iniziano a deteriorarsi: tendono a rompersi, a prolassare o ad allungarsi in modo innaturale impedendo la completa tenuta valvolare (da qui il reflusso di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro).Oggi...
La valvola mitrale ha lembi come paracaduti sorretti da corde che la tengono in posizione. Quando la valvola si ammala, per cause di origine degenerativa o ischemica, le sue corde iniziano a deteriorarsi: tendono a rompersi, a prolassare o ad allungarsi in modo innaturale impedendo la completa tenuta valvolare (da qui il reflusso di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro).5_NEOCHORD_rgb.jpg

Oggi tra gli interventi di cardiochirurgia più innovativi per riparare la valvola mitrale c’è la tecnica Neochord, una metodica finalizzata alla sostituzione delle corde tendinee, non più idonee, che nella valvola originaria sana mantengono stabili le cuspidi della mitrale.

L’operazione consiste nell’impiantare, guidati dall’ecocardiogramma, nuovi filamenti, artificiali, realizzati in Gore-Tex dello spessore di un millimetro e lunghi dai 5 ai 7 centimetri. 
Grazie ad un apposito strumento, il cardiochirurgo procede alla applicazione delle nuove corde con un sistema simile alla macchina da cucire. Con un movimento esterno di apertura e chiusura il dispositivo crea un nodo sul lembo della mitrale.  Le corde vengono fissate così da una estremità al lembo valvolare e dall’altra al muscolo e posizionate alla giusta lunghezza in modo da permettere il movimento valvolare corretto.

La riparazione si esegue senza dover incidere in modo esteso lo sterno come accade nella pratica convenzionale: è sufficiente un piccolo taglio laterale del torace di appena 6 centimetri e da qui arrivare al muscolo cardiaco. Grazie alla tecnica Neochord  la valvola viene rimessa in funzione “a cuor battente” evitando l’utilizzo dei macchinari per il controllo della CEC (Circolazione Extracorporea).
Nelle condizioni d’insufficienza mitralica degenerativa, i plus della riparazione rispetto alla sostituzione coincidono con un miglioramento della sopravvivenza e una mortalità perioperatoria (il periodo che intercorre dall’ospedalizzazione alle dimissioni del paziente) più bassa. Il grado di fattibilità dell’intervento riparativo è molto elevato essendo eseguibile in più del 90 % dei pazienti ritenuti idonei al trattamento.

La tecnica, sviluppata da un team della Mayo Clinic di Rochester, nello Stato americano del Minnesota, è stata “assorbita” dai centri GVM con maggiore concentrazione di interventi alla mitrale. 
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Cardioband, una nuova procedura mini invasiva dedicata al ...

L’insufficienza mitralica, dopo la stenosi aortica, è la seconda più frequente patologia valvolare riscontrata nei Paesi occidentali.  Consiste in una disfunzione della valvola mitrale che non si chiude più completamente e devia la circolazione del flusso sanguigno impedendo il passaggio nella aorta. L’insufficienza mitralica importante va trattata chirurgicamente, con...

L’insufficienza mitralica, dopo la stenosi aortica, è la seconda più frequente patologia valvolare riscontrata nei Paesi occidentali.  Consiste in una disfunzione della valvola mitrale che non si chiude più completamente e devia la circolazione del flusso sanguigno impedendo il passaggio nella aorta.

L’insufficienza mitralica importante va trattata chirurgicamente, con riparazione o sostituzione della valvola. Se non viene presa in tempo e in maniera corretta, tale patologia può portare ad una grave alterazione della funzione cardiaca.

Oltre alle procedure di riparazione mitralica già consolidate, esistono oggi  metodiche innovative come il Cardioband, procedura di anuloplastica diretta trans catetere.
Grazie a questa pratica moderna, la riparazione valvolare viene eseguita senza incidere il torace, senza aprire il cuore che non viene fermato durante l’operazione e senza dover ricorrere alla Circolazione Extracorporea (CEC). La metodica è all’avanguardia soprattutto in termini di vantaggio per i pazienti che non subiscono traumi né disagi post-operatori tipici della chirurgia a cielo aperto.

Il chirurgo, tramite l’impiego di un dispositivo, ha la possibilità di raggiungere l’apparato cardiaco e di riparare la valvola mal funzionante, accedendo direttamente dalla vena femorale.
Il sistema Cardioband prevede due fasi di intervento: la prima consiste nell’inserimento del dispositivo per via percutanea sotto monitoraggio radiografico e fluoroscopico.  Nella seconda fase, una volta ancorato il device alla valvola, attraverso micropunti, viene posizionato un anello che regola la dimensione di quello mitralico. L’intervento viene eseguito a cuore battente. Il cardiochirurgo, grazie all’ ecocardiografia, segue tutta l’operazione fino alla completa risoluzione del rigurgito valvolare.

Il dispositivo è stato approvato dalla comunità scientifica sulla base di uno studio che ne ha dimostrato la sicurezza e l'efficacia nella riparazione della valvola mitrale. I risultati hanno collocato Cardioband tra i sistemi più adeguati per ridurre l’insufficienza mitralica e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Queste tipologie d’intervento vengono adottate dalle équipe di Cardiologia e Cardiochirurgia degli ospedali di Alta Specialità GVM.
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Chirurgia della stenosi Carotidea

Le Carotidi sono due grandi vasi arteriosi che corrono ai lati del collo: trasportano sangue ed ossigeno alla testa, al collo e tutte le strutture facciali.   Come altre arterie del nostro corpo, possono andare incontro al progressivo restringimento del lume causato da placche ateromasiche (tipiche della malattia aterosclerotica) composte da grassi, depositi di tessuto fibroso e altre...
Le Carotidi sono due grandi vasi arteriosi che corrono ai lati del collo: trasportano sangue ed ossigeno alla testa, al collo e tutte le strutture facciali.
 
Come altre arterie del nostro corpo, possono andare incontro al progressivo restringimento del lume causato da placche ateromasiche (tipiche della malattia aterosclerotica) composte da grassi, depositi di tessuto fibroso e altre scorie cellulari.
 
Queste formazioni, perlopiù localizzate a livello della biforcazione che suddivide la carotide comune in carotide interna ed esterna, sono responsabili dell’insorgenza, molto spesso silenziosa, di una sindrome ostruttiva in grado di scatenare l’ictus (stroke) o, nei casi meno gravi, l’ischemia cerebrale transitoria.
 
La chirurgia delle stenosi carotide ha come obiettivo la rimozione delle placche dalla parete dell’arteria in modo da ripristinare il normale flusso del sangue.
Le metodiche d’intervento sono due:
1.l’approccio classico (la tromboendoarteriectomia carotidea, TEA);
2.l’approccio endovascolare mininvasivo mediante angioplastica (CAS).
 
La metodica tradizionale è rivolta al trattamento della malattia stenotica con percentuale d’occlusione del vaso compresa tra il 70 e il 99%. Il chirurgo pratica un’incisione di circa 10 centimetri nel collo del paziente per raggiungere l’arteria malata e rimuovere l’ostacolo, la placca, che impedisce il circolo sanguigno.
Durante l’intervento, non privo di traumatismi - specie nei pazienti anziani (l’aterosclerosi induce la stenosi della carotide soprattutto nella popolazione oltre i 70 anni) -   l’irrorazione del cervello è garantita dall’applicazione di un tubicino in materiale sintetico, una specie di vaso arterioso accessorio artificiale.
Asportata la placca, quale azione di prevenzione dell’ictus cerebrale, l’arteria viene richiusa e suturata; oppure ricoperta con una toppa prelevata da un’altra vena del paziente o, in alternativa, realizzata in Gore-Tex.
 
Il trattamento endovascolare mininvasivo consiste, invece, nel dilatare l’arteria danneggiata utilizzando un apposito catetere sul quale è montato uno stent metallico a molla che espandendosi (e ancorandosi) completamente all’interno della carotide, schiaccia i depositi di grasso fino a riportarne il calibro in condizioni ottimali. L’intervento si effettua a paziente sveglio. In sedazione locale si punge l’arteria femorale all’altezza dell’inguine: s’introduce il catetere e si raggiunge la carotide; iniettando contemporaneamente una piccola quantità di mezzo di contrasto, sotto monitoraggio radiografico si visualizza la stenosi da eliminare.
Vi è però il rischio che piccoli frammenti di placca si stacchino dalla parete arteriosa per poi occludere i vasi cerebrali periferici provocando ischemie. Per scongiurare questo pericolo si utilizza un filtro, molto speciale, a forma di cappuccio a maglie strettissime collocato nel lume dell’arteria a valle della stenosi, in grado di far passare il sangue ma non i microemboli.
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Come sostituire una valvola cardiaca senza sternotomia

La sostituzione di una valvola cardiaca evitando l’intervento chirurgico a cuore aperto è oggi una scelta terapeutica consolidata.   I primi casi hanno riguardato pazienti anziani affetti da stenosi aortica, condizione in cui il restringimento e l’irrigidimento della valvola interferiva sul normale flusso sanguigno dal cuore all’aorta e a tutto il resto del corpo...
La sostituzione di una valvola cardiaca evitando l’intervento chirurgico a cuore aperto è oggi una scelta terapeutica consolidata.
 
I primi casi hanno riguardato pazienti anziani affetti da stenosi aortica, condizione in cui il restringimento e l’irrigidimento della valvola interferiva sul normale flusso sanguigno dal cuore all’aorta e a tutto il resto del corpo.
 
In condizioni fisiologiche, infatti, il sangue scorre senza ostacoli attraverso le valvole nel momento in cui queste si aprono.
 
Ma se la valvola si ammala e non è più in grado di funzionare in odo corretto, il cuore deve lavorare di più. Un affaticamento che protratto nel tempo porta a gravi conseguenze: danneggiamento del muscolo cardiaco, inspessimento (ipertrofia) del miocardio, insufficienza cardiaca e/o edema polmonare, rigurgito valvolvare dovuto al parziale reflusso all’indietro del sangue.
 
La valvola malata o difettosa può essere sostituita da una valvola artificiale (meccanica) o in tessuto (pericardio) animale (maiale o mucca).
 
La tecnica standard, definita a cuore aperto, richiede però l’utilizzo della macchina cuore-polmone per garantire la circolazione extracorporea (CEC) e l’invasività della procedura prevede tempi di monitoraggio e degenza ospedaliera più lunghi. 
 
In pazienti con fragile equilibrio clinico - a causa dell’età avanzata, per gravi patologie concomitanti, maggior rischio operatorio (perlopiù correlato all’anestesia generale) - è possibile impiantare la protesi valvolare attraverso l'uso di un catetere a palloncino oppure tramite una piccola incisione nel torace (di circa 5 cm): il posizionamento e l’applicazione  si completano in pochi minuti.
 
La sostituzione valvolare per via percutanea o transapicale (questa la definizione delle due tecniche a basso trauma) risulta particolarmente efficace nel miglioramento della qualità della vita: oltre a favorire una più rapida guarigione delle ferite, la metodica mininvasiva diminuisce - in termini percentuali -, la possibilità d’infezioni; non penalizza la normale funzionalità respiratoria e comporta un minor sanguinamento intraoperatorio.
 
Queste tipologie d’intervento vengono adottate dalle équipe di Cardiologia e Cardiochirurgia degli ospedali di Alta Specialità GVM.
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Bypass Aortocoronarico

La rivascolarizzazione miocardica (o by pass aorto-coronarico) è il più diffuso tra gli interventi di cardiochirurgia e rappresenta la terapia chirurgica per la cardiopatia ischemica. La cardiopatia ischemica infatti rappresenta la prima causa di morte nelle popolazioni industrializzate e si può presentare sotto varie forme: infarto del miocardio o angina pectoris.
L’infarto si verifica perché le arterie coronarie, che portano il sangue al muscolo cardiaco, si restringono o si occludono. Il by-pass aorto-coronarico serve quindi a portare il sangue nei territori cardiaci che ne ricevono poco a causa delle ostruzioni coronariche.

Fondamentale per diagnosticare le stenosi coronariche è la coronarografia, un breve esame che ha un rischio bassissimo e un’utilità enorme. I by-pass aorto-coronarici vengono eseguiti con condotti arteriosi (arteria mammaria interna destra e/o sinistra, arteria radiale destra e/o sinistra, arteria gastro-epiploica) e venosi (mediante prelievo della vena grande safena autologa dalla gamba). I condotti arteriosi hanno una maggiore durata nel tempo e rappresentano la prima scelta nell’approccio alla rivascolarizzazione miocardica. Nella maggior parte dei Centri di Cardiochirurgia si sceglie di utilizzare quanto più possibile condotti arteriosi (rivascolarizzazione miocardica totalmente arteriosa) per garantire ai pazienti by-pass che durino più a lungo possibile.

La rivascolarizzazione miocardica è un intervento che può essere eseguito in circolazione extracorporea (CEC) con cuore fermo o (grazie alle innovazioni tecnologiche sviluppate negli ultimi anni) hanno permesso di evitare, a cuore battente (chirurgia “off pump”). Le innovazioni in chirurgia cardiaca hanno aperto anche nuove strade per quanto concerne la progressiva riduzione dell’invasività dell’approccio chirurgico (minitoracotomia). Il bypass aorto-coronarico rappresenta, complessivamente, un intervento sicuro: il rischio operatorio è, nella maggior parte dei casi, inferiore al 2%. I rischi connessi alla patologia coronarica non trattata sono invece, sicuramente, molto più alti. Il paziente una volta operato ritorna alla normale vita quotidiana dopo pochi giorni di degenza e una settimana di riabilitazione.
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Chirurgia Mininvasiva

Negli ultimi anni la cardiochirurgia ha realizzato grandi passi in avanti: basti pensare che oggi è possibile operare pazienti che solo qualche tempo fa erano considerati inoperabili. Questa grande conquista è sicuramente legata da una parte al miglioramento della tecnologia e dall’altra alla messa a punto di tecniche operatorie sempre meno invasive.
La chirurgia mini-invasiva può essere applicata alla chirurgia della valvola mitrale, della valvola aortica e della tricuspide. E’ possibile effettuare interventi poco invasivi anche per i bypass coronarici. L’impatto della cardiochirurgia mini-invasiva è totalmente diverso dalla chirurgia tradizionale. Tagli più piccoli significano minor trauma ed una ripresa postoperatoria molto più rapida. Evitare la stereotomia spesso può voler dire addirittura evitare anche una ospedalizzazione più prolungata. Per esempio, attraverso una mini-toracotomia destra si ottiene un’ottima esposizione della valvola mitrale permettendo al chirurgo di eseguire plastiche semplici, complesse e sostituzioni valvolari.

Per eseguire questi interventi  è necessario avere a disposizione specifici strumenti in sale operatorie dotate delle più moderne apparecchiature tecnologiche, che permettono attraverso l’introduzione di piccole telecamere sterili di visualizzare l’interno del torace su monitor LCD (video-chirurgia).

La cardiochirurgia mini-invasiva è oggi una metodica applicabile a molti interventi sulle valvole e permette un minor trauma per il paziente con un recupero funzionale molto rapido. I risultati, in mani esperte, sono eccellenti.



Per maggiori informazioni contatta i nostri Ospedali d'eccellenza cardiochirurgica

 
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Trattamento della Fibrillazione Atriale

La fibrillazione atriale è una delle aritmie di più frequente riscontro nella popolazione mondiale. Il numero di casi va aumentando ogni anno, in concomitanza con il progressivo allungamento della vita media. Il trattamento di tale aritmia con i soli farmaci o con gli shock elettrici (cardioversione) non risulta definitivo nella maggioranza dei casi.
Negli ultimi anni si è pertanto scelto di ricorrere, sempre più, al trattamento chirurgico della fibrillazione atriale. Sapendo infatti quali sono le “regioni” del cuore da cui l’aritmia origina, si può confinarle, evitando che l’impulso elettrico anomalo si trasmetta e che l’aritmia si auto-alimenti.

La tecnica chirurgica consiste nella creazione di cicatrici sull’atrio destro, intorno alle quattro vene polmonari, dalle quali, nella maggior parte dei casi, la fibrillazione atriale ha inizio. Tali cicatrici vengono ottenute applicando intorno alla superficie esterna dell’atrio destro delle sonde che emettono energia a Radiofrequenza. Dopo pochi minuti di applicazione si creano delle lesioni a tutto spessore che isolano elettricamente la porzione di cuore trattata.

L’approccio chirurgico è assolutamente mini-invasivo: attraverso una mini-toracotomia destra di soli 7 cm o attraverso tre mini-incisioni di circa 2 cm (toracoscopia) si può introdurre tutto lo strumentario chirurgico necessario ad effettuare l’intervento. Il recupero post-operatorio è estremamente rapido. Il dolore post-operatorio è molto contenuto ed il risultato estetico è decisamente soddisfacente. In pochi giorni il paziente può tornare a casa propria. Ma, soprattutto, i risultati di tale tecnica sono molto validi (>85% di successo nei casi trattati), anche a distanza di tempo.

Il paziente dovrà comunque sottoposti ad accertamenti periodici per confermare la persistenza del normale ritmo cardiaco e per stabilire se il trattamento farmacologico (anti-aritmico o anti-coagulante) possa essere definitivamente sospeso. A sei mesi dalla procedura il paziente può essere sottoposto ad uno studio elettrofisiologico (completamento diagnostico e/o terapeutico). 
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Valvola Aortica

La valvola aortica regola il flusso sanguigno dal cuore verso il sistema circolatorio. Localizzata presso l’orifizio che collega l’aorta al ventricolo sinistro, la valvola ha una struttura a nido di rondine. E’ costituita da tre lembi che hanno un ispessimento fibroso, detto nodulo di Aranzio, che, a valvola chiusa, rende più completa la chiusura della valvola.
La valvola si apre durante la contrazione ventricolare (sistole) e lascia passare il sangue ossigenato nell’ aorta, quindi si richiude per impedire al sangue di ritornare indietro nella fase di rilasciamento ventricolare (diastole).

Stenosi aortica

E’ caratterizzata da un progressivo restringimento dell’orifizio valvolare con conseguente ostruzione al flusso ematico diretto dal ventricolo sinistro in aorta. Per tale motivo il ventricolo sinistro deve generare una pressione più alta per spingere il sangue a tutto il corpo. Questo porta progressivamente ad un ingrossamento (ipertrofia concentrica) della parete del ventricolo. Nonostante l’instaurarsi di questi processi adattativi, la funzionalità ventricolare tende a deteriorarsi progressivamente per cui il ventricolo non riesce a svuotarsi completamente alla fine della sistole, e questo ristagno di sangue si ritrasmette sui vasi polmonari. Tutto questo sta alla base della sintomatologia classica riscontrata nei pazienti affetti da stenosi aortica: – dispnea; – sincope; – angina pectoris. Insufficienza aortica In questo caso si ha una mancata coaptazione dei lembi valvolari per cui la valvola non si chiude correttamente alla fine della sistole e parte del sangue pompato ritorna indietro nel ventricolo sinistro sovraccaricandolo provocandone una progressiva dilatazione per sfiancamento delle pareti (ipertrofia eccentrica).

Insufficienza aortica

L’insufficienza aortica si sviluppa di solito gradualmente e può non dare sintomi per decenni, ma può anche insorgere in modo acuto in seguito ad endocardite o a dissezione dell’ aorta ascendente. Nella maggior parte dei casi i sintomi principali sono: – dispnea; – dispnea parossistica notturna; – edema polmonare. Diagnosi L’ecocardiogramma rappresenta il test diagnostico di prima scelta perche’ di facile esecuzione e non invasivo. Sulla base dei risultati ecocardiografici il cardiochirurgo può stabilire qual ‘è il momento in cui è necessario intervenire chirurgicamente e può acquisire informazioni sulla morfologia della valvola e sulla natura della patologia. Opzioni chirurgiche Nei pazienti affetti da patologia della valvola aortica la principale scelta terapeutica è quella chirurgica che consiste in : -sostituzione della valvola nativa con una protesi artificiale (meccanica o biologica); oppure -plastica della valvola al fine di mantenere in sede quella nativa.
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