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La cardiochirurgia mininvasiva riduce il rischio di complicanze post operatorie grazie ad un ridotto stress infiammatorio

La cardiochirurgia mininvasiva riduce il rischio di complicanze post operatorie grazie ad un ridotto stress infiammatorio
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L’utilizzo di approcci mini-invasivi per il trattamento delle patologie delle valvole aortica e mitralica è associato ad una significativa riduzione dello stress infiammatorio e coagulativo del sangue. Il ricorso a piccole incisioni che evitano di aprire lo sterno, ha tra i suoi vantaggi, un minore rischio di sanguinamenti e trasfusioni di sangue, oltre un più rapido recupero dell’autonomia funzionale.
 
E’ quanto dimostrato da uno studio scientifico condotto dal Professor Domenico Paparella, neo responsabile della Cardiochirurgia di Ospedale Santa Maria di Bari e docente dell’Università di Bari, e presentato all’ultimo congresso della Società Europea di Cardiochirurgia che si è tenuto recentemente a Barcellona.
 
Nello studio è stato infatti provato che gli interventi cardiochirurgici tradizionali sono associati ad un’intensa attivazione del sistema infiammatorio e della coagulazione, in parte a causa dell’utilizzo della circolazione extracorporea in parte per le incisioni chirurgiche. Mentre gli interventi mini invasivi (minitoracotomia e ministernotomia), malgrado utilizzino anch’essi la circolazione extracorporea  non comportano incisioni invasive del torace riducendo notevolmente lo stress infiammatorio e le disfunzioni coagulative.
 
Per arrivare a tali conclusioni, il Prof. Paparella ha preso in esame circa 80 pazienti che sono stati a loro volta suddivisi in due gruppi: uno comprendente i pazienti operati con interventi alla valvola aortica e mitralica con tecnica chirurgica tradizionale, l’altro gruppo era invece costituito da pazienti operati alla valvola aortica e mitralica con approccio mini-invasivo.
 
“Studiando alcuni markers specifici  - citochine pro infiammatorie, generazione di trombina, marker di fibrinolisi - che non si dosano nella routine clinica quotidiana – spiega il Prof. Paparella – abbiamo dimostrato che gli interventi eseguiti con approccio mininvasivo erano associati ad una riduzione dello stress infiammatorio (reazione fisiologica ad un evento che può essere un’infezione o un trauma chirurgico dell’intervento, uso di cec), della coagulopatia e della disfunzione coagulativa (alterazione temporanea della coagulazione del sangue che causa trasfusioni post operatorie).
 
"In termini clinici – prosegue il responsabile di Cardiochirurgia di Ospedale Santa Maria - questo si traduce in vantaggi per i pazienti rappresentati da minori trasfusioni di sangue, minori infezioni post operatorie, una più rapida ripresa della autonomia funzionale e minore dolore post chirurgico”.